Acquedotto Romano di Vulci

Vulci Parco Archeologico, Montalto di Castro, VT, Italia

Acquedotto Romano di Vulci

La formazione della città etrusca si può far risalire ad un periodo compreso tra i decenni finali dell’VIII e la prima metà del VII secolo a.C.

Vulci conobbe il suo massimo sviluppo urbanistico tra la fine del VII e per tutto il VI secolo a.C. La costruzione della cinta muraria risale alla prima metà del IV secolo a.C.  Realizzata con blocchi squadrati di tufo e rinforzi in nenfro. Nella cinta si aprivano cinque porte, corrispondenti ad altrettanti assi viari di collegamento con il territorio circostante: sono ancora visibili le porte Nord, Est ed Ovest.  Ma iniziamo il nostro tour nella città antica: dalla Porta Ovest si accede all’area archeologica.

Sono visibili alcuni tratti della struttura in blocchi di tufo ed i resti di un acquedotto romano. Quest’ultimo, adiacente alla porta, presenta un paramento in opera reticolata e forse alimentava un impianto termale pubblico. Nei pressi del piazzale antistante la porta e lungo la strada vicinale che conduce alla città sono conservati ulteriori tratti di acquedotto. Dalla porta Ovest prende avvio il decumano massimo, la strada che funge da direttrice est-ovest dell’abitato.

I resti di un acquedotto con tracce di rimaneggiamenti e restauri datati tra I secolo a. C. e I secolo d. C.

La sorgente si trova nell’attuale territorio di Canino, in località Cento Camerelle. La condotta idrica supera il Fiora .   Inserita nel lato Nord del Ponte della Badia e, attraversata la necropoli dell’Osteria, entra in città attraverso la porta Ovest. Superate le mura, i resti di un castellumaquae e relative tubature per la distribuzione dell’acqua documentano della ramificazione dello speco principale nella città.

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