Rocca Orsini-Farnese, Fabrica di Roma

Via della Rocca, 01034 Fabrica di Roma, Viterbo, Lazio, Italy

Rocca Orsini-Farnese, Fabrica di Roma

 

La ricostruzione cronologica della fondazione della rocca di Fabrica resta ancora oggi difficoltosa, data la scarsità delle fonti. Il primo documento conosciuto che nomini il territorio di Fabrica, datato 1093 e tratto dalla ‘Cronaca farfense’, cita il toponimo di un ‘fundus fabricae’, senza tuttavia alcun riferimento alla presenza di un edificio di difesa. Solo nel 1177, in una bolla di papa Alessandro III, il castello, a evidenza già edificato, viene citato insieme alla chiesa di S. Silvestro.

Le parti più antiche della rocca, realizzate con tecnica costituita da file di blocchetti rettangolari di pietra, disposti verticalmente, sembrerebbero non a caso riferibili a questa epoca. Dopo il 1217, il castello venne con buona sicurezza ricostruito e ampliato dai Prefetti di Vico, potenti feudatari della Tuscia romana. Un secondo intervento si deve poi agli Orsini, subentrati nel possesso della rocca nel 1308, cui spetterebbe il rifacimento della cortina muraria merlata sul lato nord e la torre angolare nei pressi dell’attuale torrione a pianta circolare.

Gli Orsini cedettero a loro volta la città e il castello all’Ospedale di S. Spirito in Sassia, nel 1367, che lo annoverò da quel momento tra i suoi numerosi possedimenti nell’Alto Lazio, provvedendo a una nuova ristrutturazione della rocca. Un’epigrafe conservata presso il castello, in cui compare lo stemma di papa Niccolò V, ricorda infatti il restauro curato da Pietro Matteo De Capoccini, precettore dell’Ospedale di S. Spirito alla metà del XV secolo.

Il possedimento della rocca da parte dell’ospedale è inoltre testimoniato da numerosi stemmi sugli architravi delle finestre e dalle feritoie a forma di croce a doppio braccio, simbolo dell’istituzione ecclesiastica. A cavallo tra XV e XVI secolo la rocca diviene una dimora nobiliare e l’avvenuto cambiamento è provato dai preziosi affreschi, rinvenuti alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, in alcuni ambienti al piano nobile, in cui compaiono le imprese e gli emblemi del cardinale Girolamo Basso della Rovere associati all’emblema dell’Ospedale di Santo Spirito.

Il castello era stato, infatti, scelto come residenza estiva dal cardinale Basso della Rovere, cugino del papa Giulio II (1505-1513) e nipote di Sisto IV (1471-1484), che anzi nel castello di Fabrica sarebbe morto il 1 settembre del 1507. Lo stesso Giulio II soggiornò nella rocca, ospite del cugino Girolamo, pranzando nelle sale probabilmente appena affrescate, nel 1505, durante la sua prima visita a Civita Castellana, e di nuovo nel 1506. Vi sarebbe tornato tre anni più tardi, nel 1509, accolto trionfalmente dalla cittadinanza che organizzò per l’occasione banchetti e festeggiamenti (C. Moroni, vol. 102, 1861, p. 60).

Nel 1536 il castello e il borgo vennero concessi per breve tempo in enfiteusi a Lucrezia della Rovere, per poi tornare, di lì a breve, nel 1539, di nuovo all’Ospedale, che lo la cedette in cambio di alcune tenute a Pierluigi Farnese, il quale lo avrebbe incluso nel territorio nel Ducato di Castro. Sarà il cardinale Alessandro Farnese junior nipote di Paolo III a provvedere a sua volta ad alcune migliorie apportate alla rocca, ordinando la costruzione del torrione circolare settentrionale, terminato entro il 1590. Dopo la caduta di Castro e la fine del ducato, nel 1649, anche Fabrica ritornò sotto il diretto dominio della patrimonio di San Pietro.

All’inizio del secolo successivo venne venduta in enfiteusi alla famiglia Cencelli, cui si debbono importanti lavori di consolidamento della torre quadrata alla fine del secolo XIX. La rocca, a pianta quadrangolare, molto compatta, originariamente costruita su uno sperone di roccia viva, visibile sul lato occidentale, assunse dunque l’aspetto ancora oggi parzialmente conservato tra XV e XVI secolo, con i due torrioni circolari, verso il borgo, la torre quadrata e la residenza nobiliare, cui si accede tramite un’ampia rampa sul fronte nord.

La corte interna è caratterizzata dalla presenza di scale e profferli originari dei secoli XIII e XV. Sulla destra, per mezzo di rampe si accede alla torre mentre in basso, al livello del cortile, alla cappellina. Sul lato di sinistra si entra nel primo piano che conduce, per mezzo di una moderna scala interna, al piano nobile. Si tratta di quattro sale, delle quali soltanto tre conservano affreschi rinascimentali, stilisticamente databili negli ultimi anni del XV secolo, durante il periodo di gestione dell’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, in cui l’edificio veniva utilizzato quale residenza privata dal cardinale Basso della Rovere, probabile committente dell’opera.

Nelle sale compare il repertorio tematico decorativo della bottega di Pinturicchio: animali fantastici, grottesche, sibille, profeti, la stessa immagine della Madonna col Bambino, più volte utilizzato dall’artista nei cantieri pittorici romani e in particolare negli interventi operati su committenza della Rovere. Non a caso gli affreschi di Fabrica sono accostabili sia stilisticamente che per l’utilizzo di fisionomiche ricorrenti all’interno della bottega soprattutto alla decorazione della cappella Basso della Rovere in Santa Maria del Popolo, attribuita a due anonimi collaboratori del maestro umbro, il più dotato dei quali  è con buona sicurezza da identificare in Giovanni Battista Caporali.

In una delle sale di Fabrica le pareti mostrano nella zona inferiore, all’interno di finte lesene decorate a candelabre, alcuni riquadri geometrici con raffinati fondali rossi e gialli, con puttini intenti a suonare accompagnati da animali ed emblemi della Rovere. Su una parete è invece raffigurato un grande baldacchino a seta damascata gialla sorretto da due puttini, sotto il quale altri due puttini fronteggiano lo stemma cardinalizio del cardinale Basso della Rovere affiancato alla doppia croce del Santo Spirito. Nel fregio superiore compaiono, inserite all’interno di cornici quadrate, le figure di Sibille, alternate a riquadri con sirene bifide, grifi e altri animali fantastici.

Nel salone successivo, la cui decorazione superstite si limita a una delle pareti lunghe, è invece il fregio con le figure dei Profeti, raffigurati all’interno di clipei, intervallati ad animali fantastici e sirene bifide, tipologicamente molto affini alle figure di Profeti e Apostoli nell’omonima sala del palazzo di Domenico della Rovere a Roma e in particolare a quelle assegnate dalla critica ad Antonio del Massaro detto il Pastura, collaboratore del Pinturicchio. La durezza dei tratti ed alcune ingenuità grafiche delle figure dei Profeti di Fabrica spingono, tuttavia, ad accostarli stilisticamente, in maniera ancora più puntuale, alle figure degli apostoli realizzate dal pittore viterbese Francesco d’Avaranzano nella chiesa di S. Francesco a Bolsena alla fine del XV ecolo.

Nel registro inferiore la parete è dipinta, a sinistra della porta di comunicazione con un’altra sala, a semplici motivi geometrici a maglia ortogonale divisi da cornici vegetali, con riquadri quadrati alternativamente gialli e rossi con al centro clipei circolari lumeggiati in grigio, secondo un gusto molto vicino a quello adottato nella citata Sala dei Profeti e Apostoli nel palazzo di Domenico della Rovere, datata tra il 1490 e il 1491. Sul lato destro della porta sono invece due riquadri, separati da lesene, uno con lo stemma cardinalizio di Girolamo Basso della Rovere associato all’emblema dell’Ospedale di Santo Spirito, l’altro con una Madonna col Bambino, coronata da due angeli, sorreggenti il cartiglio con l’iscrizione ”AVE REGINA COELORUM”.

Una terza sala è affrescata con fregio a girali vegetali, tra i quali ricorrono, inseriti in corone di foglie di quercia, i consueti emblemi cardinalizi delle altre sale, mentre nel registro le pareti sono affrescate con un motivo di finti tendaggi.

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